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Gli ovoli hanno il cappello arancione, i gallinacci (o finferli) la simpatica e riconoscibile «casacca» gialla, le trombette a forma di imbuto. Il fungo dell’aglio cresce nei boschi di conifere e si presta e essere essiccato, il sanguigno, invece, cresce sotto l’abete rosso e va cucinato al più presto, alla griglia o cotto. Sono tutti belli, tutti diversi, tutti buoni questi funghi. Ma il re è uno solo, il porcino, che, con la sua forma armonica e tondeggiante, il suo gusto inconfondibile e la sua versatilità, è senz’altro uno dei bocconi più ghiotti e raffinati della cucina d’autunno. I funghi, in cucina, sono impiegati in modo differente

a seconda della presenza o meno di queste qualità: il sapore, i profumi, gli aromi, la consistenza e l’aspetto. I funghi che hanno tutte e cinque queste caratteristiche sono considerati eccellenti e possono essere consumati anche crudi. È il caso dei boleti, dei cantarelli e degli ovoli. I funghi che, invece, hanno una bella aromaticità, ma complessità inferiore, come i prataioli, i chiodini e le russule, bene si adattano alla cottura.

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