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| Un colonizzatore con l’elmetto | |
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Chi adora le nocciole e conosce l’alberello che le produce sa che la pianta ha le caratteristiche coraggiose di un pioniere perché, prima tra le altre, in gara con ontani e betulle, è stata capace di farsi avanti e colonizzare le terre lasciate libere dai ghiacciai. Chi è alla ricerca di notizie sulla sua provenienza trova traccia delle origini nel Ponto, in Grecia. Chi è curioso di conoscere l’etimologia del nome botanico, Corylus avellana, sappia che furono i Romani a chiamarlo corylus, dal nome greco che significa casco o copricapo. Infatti, il frutto, protetto per metà della sua lunghezza da una brattea verde, assomiglia a una testa coperta da un cappuccio. Il nome della specie, avellana, deriva invece da Avella, o Abella, città della Campania rinomata fin dai tempi di Plinio per la produzione di nocciole eccellenti.
A giudicare da quanto ci hanno tramandato i poeti classici, un tempo le regioni mediterranee dovevano essere largamente popolate di boschetti di nocciolo, perché non c’è pastorello, ninfa o amante che non si sia riposato sotto la gradevole ombra delle fronde e, da lì, innalzato sospiri d’amore. Ai giorni nostri, i noccioli, mediamente alti 6 metri ma più spesso delle dimensioni di un grosso arbusto, sono presenti nelle zone collinari di tutta Italia fino a 800-1.000 metri di altitudine, con una maggiore concentrazione nel Lazio, in Campania, in Piemonte e in Sicilia. Allo stato spontaneo è facile incontrarli in pianura come in montagna, a formare siepi o radure boschive spesso impenetrabili: sono abbastanza indifferenti alla natura del terreno (anche se prediligono quello calcareo) e si adattano facilmente alle diverse condizioni climatiche, purché fresche ma non gelide. Oltre alle nocciole, delle piante selvatiche un tempo si utilizzava il legno, elastico e flessibile, per fare i bastoncini dei rabdomanti, cerchi da botte, cesteria leggera e piccoli lavori di intarsio. Il legno, carbonizzato, è ancor oggi la materia prima dei carboncini da disegno e ingrediente della polvere pirica dei fuochi di artificio artigianali.
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